C’è un momento, nel gesto del bere, che va oltre il gusto. È quello in cui un profumo evoca un ricordo, una texture diventa sensazione, e un sorso si trasforma in esperienza. È proprio lì che si inserisce Gin Ecologo, protagonista a Firenze di una serata che promette di andare oltre la mixology.
Domenica 19 aprile 2026, dalle ore 18, il Claris – affacciato su Lungarno Amerigo Vespucci – ospita “FCW26 Barkeeper – Gin Ecologo and the City”, appuntamento inserito nel calendario della Florence Cocktail Week 2026. Un evento che non è solo degustazione, ma racconto liquido di un’idea precisa: tradurre il femminile in un distillato.
Dietro questo progetto c’è Tommaso Susini, professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Firenze. Una vita professionale dedicata alla cura delle donne che, in modo sorprendente ma coerente, si trasforma in visione creativa. Gin Ecologo nasce infatti come un gioco di parole, ma evolve in qualcosa di molto più profondo: una vera e propria interpretazione sensoriale dell’universo femminile.
Elegante, complesso, avvolgente. Il gin si costruisce su 11 botaniche, selezionate con un’idea chiara: evocare identità, delicatezza e forza. Il ginepro resta il filo conduttore, accompagnato dal coriandolo, mentre si aprono scenari più morbidi e suggestivi con le note floreali di rosa, papavero e mimosa. A queste si intrecciano accenti mediterranei di salvia ed elicriso e chiusure agrumate di arancia, bergamotto e rosa canina.
Il risultato è un distillato che non cerca l’impatto immediato, ma la profondità. Al naso è armonico, con un dialogo continuo tra floreale e agrumato; in bocca è rotondo, vellutato, con un finale persistente che lascia spazio al ritorno del ginepro e alla freschezza del bergamotto.
Ma Gin Ecologo non si limita al contenuto. Anche la forma – e soprattutto l’immagine – diventano parte integrante del racconto.
L’etichetta, firmata dall’artista concettuale Michela Fosci, in arte MIKIFOSHI, raffigura un profilo femminile come ombra: senza volto, in bianco e nero, essenziale e potente. Non è un ritratto, ma un simbolo.
“Non ho fotografato una donna, ma la sua ombra, volutamente senza volto. Il buio non è assenza, ma uno spazio in cui le etichette smettono di contare e si inizia a sentire ciò che si è. L’ombra è quella parte che tutti possediamo, uomini e donne: silenziosa, nascosta, ma viva. Nella mano tiene un uovo, simbolo di sensualità, ordine e trasformazione. È proprio da qui che nasce il piacere consapevole: non un gesto istintivo, ma una scelta. Anche il gin è, in fondo, un potenziale che prende forma nel momento in cui viene vissuto davvero, sorso dopo sorso”, racconta l’artista.
Ed è proprio qui che il progetto trova la sua chiave più contemporanea: nel concetto di piacere consapevole. Bere non come automatismo, ma come esperienza. Non quantità, ma qualità. Non eccesso, ma ascolto.
Durante la serata al Claris, questa visione prenderà forma anche nel bicchiere grazie a una creazione esclusiva firmata Fermenthinks, interpretata dal Resident Bar Team – Christian Pampo, Denis Esposito e Antonio Gioia – chiamati a tradurre il gin in linguaggio cocktail.
Un evento che diventa così qualcosa di più: non solo una presentazione, ma un invito a cambiare prospettiva. Perché, in fondo, Gin Ecologo non è solo un distillato. È un racconto. E come tutti i racconti migliori, chiede tempo, attenzione e presenza.



